Responsabilità nella libertà di cura

Il principio della libertà di cura è un campo di lavoro da esplorare in termini non solo medici, non solo legislativi, ma anche di comunicazione sociale diffusa. Finora è valso il principio del monopolio dogmatico della cura. Ciò vuol dire che lo Stato si assume la responsabilità di limitare e impedire le scelte terapeutiche

del paziente (e sempre più anche del medico) in nome dell'interesse del paziente stesso. Il paziente è ritenuto, come si dice, un "soggetto debole" e quindi, se non proprio interdetto nelle sue decisioni, comunque sotto tutela. Io ritengo il principio della libertà di cura un caposaldo fondamentale, di primaria importanza, da stabilire per legge, esteso anche oltre i limiti della medicina convenzionale, soprattutto se affermiamo, come movimento, il principio della terapia energetica. E credo che il limite all'affermazione di questo principio stia nella mancanza di informazione della gente, dei potenziali pazienti.

 

Ritengo importante che gli operatori della salute trovino come presentare nel modo più chiaro e comprensibile il proprio lavoro all'utenza. Su questa base è possibile definirsi e determinarsi come categoria professionale, poter selezionare gli aderenti e i professionisti su cui associazioni professionali possono garantire per i propri associati. 

Le associazioni professionali auto-statuite diventano soggetto politico, sostituendosi alla logica corporativistica degli ordini professionali. La logica di impedire agli altri di lavorare dovrebbe lasciare il posto a quella per cui si garantiscono collettivamente gli standard professionali degli operatori, lasciando più scelta possibile all'utenza. 

La diffusione dell'informazione serve anche a costituire un altro tipo di associazioni, di operatori e utenti assieme. In questa formula gli utenti vengono informati, coinvolti e responsabilizzati verso la loro salute e il proprio benessere. In questo modo anche gli utenti delle terapie "alternative" divengono in associazione soggetto politico. Per la prima volta si sentirebbe la voce consapevole di rappresentanti di chi è interessato a curarsi secondo i propri criteri di salute. L'immagine dei pazienti oggi è spaventosa: persone ignoranti, interessate solo ad accaparrarsi i vantaggi del sistema sanitario (soprattutto cumuli di medicinali a poco prezzo) e pronti a denunciare i medici alla minima occasione. Da questo deriva gran parte dell'attività del medico dedita alla sua difesa legale, con ingolfamento di esami inutili e tempi lunghissimi per i pazienti che hanno realmente bisogno. Questa rappresentazione dei pazienti (vera solo in parte) va cambiata attraverso il coinvolgimento diretto informato.

Credo che occorra trovare il modo di responsabilizzare le persone per la propria salute anche in termini di legge. Se la legge prevede che una persona si possa e debba assumere la responsabilità di stare bene e di imparare come farlo, la possibilità di terapie alternative sarà più facile, perché sarà un intervento concordato. La medicina convenzionale si è spinta sempre più verso la deresponsabilizzazione del paziente e l'iper-responsabilizzazione del medico, cosa che è adeguata in una società culturalmente arretrata in cui opera una medicina tecnologicamente avanzata, come avviene in Italia. Ma questo ha sempre più svantaggi (legali, sociali, oltre che pratici per l'esercizio professionale) anche per la stessa medicina convenzionale, per cui credo che sia un disagio abbastanza evidente o facile da evidenziare. 

Ringrazio dello spazio a disposizione

Francesco Bonsante

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