Intervento di Piero Cammerinesi

Pubblichiamo l'intervento inviato dall'amico Piero Cammerinesi, che per motivi organizzativi non siamo riusciti a trasmettere durante il congresso dell'8 e 9 maggio scorsi.


 

Buongiorno a tutti,

Ringrazio anzitutto l’amico Fausto che mi ha consentito di partecipare, anche se solo virtualmente, vista la mia lontananza fisica dall’Italia, al battesimo di questa ardita sfida cui auguro di trovare il giusto percorso verso una crescita morale ed una realizzazione interiore ed esteriore autentiche.

Più di due anni fa, quando Fausto mi parl? per la prima volta di questo progetto, che doveva ancora vedere le prime luci dell’alba – non c’era ancora stato il convegno di Castelgiorgio – gli manifestai tutte le mie perplessità sulla commistione tra elemento spirituale ed elemento organizzativo-politico.

 

So per esperienza che ogni volta che c’e’ un coinvolgimento esteriore ed un agire sul piano della realtà sensibile, ogni buon ideale rischia di divenire ideologia, ogni ricercatore rischia di trasformarsi in un integralista difensore della propria – necessariamente parziale – visione del mondo.

Conosco, per averlo vissuto più volte personalmente, il profondo senso di smarrimento che coglie chi si accosti a gruppi, movimenti, accademie che, pur attive nel nome dello Spirito, divengono ben presto delle sagrestie dove non e’ più lo Spirito ma il suo opposto ad operare.

Eppure il suo coraggio, la sua determinazione, nonché l’entusiastica adesione al progetto di così tante persone straordinarie, anche se provenienti da differenti concezioni del mondo o vie interiori, hanno fatto si che la mia fiducia nei confronti di questo esperimento aumentasse giorno dopo giorno.

Ci sono però due aspetti che, a mio avviso, devono essere approfonditi per garantire a questa coraggiosa impresa il successo che merita.

Il primo riguarda la singola persona, il singolo essere umano alla ricerca di una dimensione spirituale, l’altro riguarda il movimento nel suo essere associazione di persone per lo Spirito.

Oggi vediamo intorno a noi, sempre più chiaramente, due distinte tipologie umane.

C’e’, da una parte, chi segue pedissequamente la corrente, schiavo delle verità preconfezionate dei media, della politica e della scienza e chi, dall’altra, pur cercando di conseguire pensieri liberi, si trova a vivere un senso di impotenza, di sfiducia senza precedenti: “Non c’è nulla da fare, e’ inutile combattere, sarà sempre così…”

Tuttavia, se analizziamo le cose più da vicino ci rendiamo conto che entrambe le posizioni sono volute e alimentate dal sistema di potere dominante e come tali vanno smascherate.

Sappiamo che, a causa della mancata indipendenza dei media dai poteri forti, le notizie che ci raggiungono sono quasi sempre una realtà manipolata.
La disinformazione e l’impoverimento culturale sono in tutto il mondo rivolti ad appiattire ogni pensiero che possa mettere in dubbio le idee-guida del potere politico, che è poi quello che controlla i media.
Non ha importanza che sia di destra o di sinistra: sono sempre gli stessi croupier a dare le carte e a fissare le regole del gioco!

Quello che i padroni del mondo – gli Ostacolatori – vogliono davvero è metterci gli uni contro gli altri.
Ieri con ideologie contrapposte – fascismo/comunismo, destra/sinistra – oggi con rivelazioni, inganni, terrorismi e ‘guerre giuste’.
L’obiettivo è quello di inibire la nostra libertà di poter decidere quale posizione prendere, dato che, in modo più o meno sottile, le posizioni sono tutte già preconfezionate.
Il fine di questa manipolazione dell’informazione è rendere impossibile una autentica comprensione di quanto accade realmente nel nostro tempo, dalle ‘guerre preventive’ alla fame ‘inevitabile’, dalle fantomatiche pandemie alle strategie degli opposti estremismi, dal terrorismo allo ‘scontro di civiltà’.
Grazie alla disinformazione il potere induce nelle persone l’ansia e la paura per paralizzare le forze di coscienza.

Un tempo era la paura dei nemici, dei banditi, della polizia segreta.

Oggi e’ paura del terrorismo, della crisi economica, del default di una nazione.

Ma pur sempre di paura si tratta.

Quando si ha paura si è più facilmente manipolabili, si è più docili, si è pronti a rinunciare anche a quel po’ di libertà che si e’ conquistata, pur di continuare a vivere la propria vita tranquillamente, a mantenere il proprio lavoro, a pagare il mutuo, a comprare l’auto nuova.

Nel Paese dove vivo, gli Stati Uniti, nonostante la libertà sia alla base della identità nazionale, appena l’establishment ha fatto leva sul fantasma del terrorismo, la maggior parte delle persone ha accettato docilmente il Patriot Act e la drastica riduzione dei diritti e delle libertà individuali.

La paura paralizza non solo i corpi ma anche gli animi degli uomini ed il potere temporale o religioso ha sempre astutamente utilizzato questo sentimento.

Paura di perdere il lavoro, i propri beni, la vita o, per chi e’ credente, di perdere l’anima.

Oggi la Santa Inquisizione, un tempo in grado di mandare al rogo per un semplice sospetto, non esiste più, ma la cultura della paura non e’ per questo certo scomparsa.

E’stata sostituita da altre paure, che, volta per volta, sono in grado di paralizzare gli animi di chi vorrebbe affrancarsi da quelle che inizia a percepire come delle verità parziali, se non addirittura delle non-verità.

Così chi inizia a pensare liberamente o viene investito dalla paura costruita ad arte dal potere oppure, se riesce a superare questo stadio, viene accolto dall’ironia degli altri, dalle risatine degli amici, dalla sufficienza dei colleghi, quando non dal ripudio sociale.

La persona allora si trova sola, in un limbo in cui pur non essendo più nel gregge, non e’ ancora certa del proprio percorso.

A quel punto il potere ha ancora altri sistemi per deviarne il cammino. Gli presenta altri sentieri, bandiere, sette in cui gli viene offerta una percentuale maggiore di verità, una apparente maggiore consapevolezza.

La persona allora si riconosce nella setta o nel movimento, abdicando in tal modo all’ulteriore cammino, alla radicale ricerca del vero.

Se prima era dietro le sbarre della propria assenza di coscienza ora e’ agli arresti domiciliari.

Il problema è, però, che ora crede di essere libera e quindi a sua volta inizia a schernire o a giudicare chi non condivide il suo cammino, la sua setta, la sua bandiera.

E’ stata resa inoffensiva dal potere e ora diventa, inconsapevolmente, un prezioso alleato del sistema.

Perché incontrare un sentiero spirituale non è un punto d’arrivo. Se giustamente inteso – e questo vuol dire solo praticato – non è mai verità acquisita, ma è sempre continua esperienza di verità necessariamente parziali, in quanto accessibili a noi in quel momento.
Non è il numero di libri che abbiamo letto o le ‘rivelazioni’ che scaldano il nostro cuore, o le discussioni dotte con gli amici, la Via Spirituale, ma l’incessante ed impervia trasformazione del nostro pensare, sentire e volere.
Non è un merito la Via Spirituale, ma una responsabilità. Quanti di noi vi si sono afferrati per salvarsi dalle tempeste della vita, come il naufrago si afferra al relitto? Quanti di noi hanno iniziato faticosamente a praticare la meditazione per trovarvi quella pace negata dagli eventi karmici?

Ciascuno ha il suo peculiare percorso alle spalle, le sue cadute, le sue debolezze, i suoi compromessi, ma anche la sua profonda volontà di conoscersi, di crescere.

Quando ci accostiamo all’altro essere umano, con i suoi misteri - che lui stesso spesso non comprende - lo dobbiamo fare con lo stesso atteggiamento di venerazione che proviamo di fronte al Maestro o alla Via Spirituale.
Possiamo – e dobbiamo – giudicare un pensiero sbagliato, ma non la persona che ne e’ sovente portavoce inconsapevole.

Il pensiero agisce nel mondo eterico ed e’ l? che dobbiamo correggerlo se è errato.
Non è l’altro il nostro nemico; sono i pensieri di menzogna che circolano nel mondo a renderlo meno bello e giusto di quanto tutti vorremmo.
Ci avvediamo allora di un progetto globale di una lotta di tutti contro tutti ad opera dei poteri oscuri, che si servono del potere politico-economico dominante.

Crediamo di essere dalla parte ‘giusta’ e non sentiamo la risata satanica di chi ci sta prendendo per i fondelli, mettendoci gli uni contro gli altri grazie ad un globale offuscamento del pensiero.

Insomma, intendo dire che anche se riusciamo ad evadere dagli arresti domiciliari il rischio a cui ci esponiamo e’ ancora più grande; ci attende la vetta rarefatta del continuo dubitare, la solitudine della autonomia interiore, l’impervio percorso della sperimentazione costante, della trasformazione di se stessi in uomini liberi.

Non sono più le leggi esteriori, la morale comune o i precetti condivisi a determinare i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni, ma la fantasia morale.

Ci avvediamo che il percorso non è riconducibile alla tradizione, al sapere, anche se passa attraverso la mediazione del sapere, ma e’ movimento interiore dell’anima umana individuale che si desta e realizza il suo autentico compito terrestre.

La fantasia morale sperimentata da un numero sempre crescente di esseri umani che vogliano mettere in pratica le azioni che da essa scaturiscono con coraggio morale e’ allora l’unica base lecita per considerare spiritualmente valido un movimento che si ispiri al Mondo Spirituale.
 
Ed ora eccoci a parlare del movimento, dell’associazione, che come tale, e’ associazione di anime tese alla realizzazione di un’Idea, prima ancora che di uomini.

Una associazione spirituale non e’ il presupposto dello Spirito; solo la continua realizzazione dell’Idea nei singoli pu? essere presupposto all’associazione.

Una associazione che voglia partire dallo Spirito si riferisce necessariamente ad un mondo che non c’e’, ad un mondo che verrà, le cui basi vanno ricreate costantemente e sempre di nuovo superate.

Questo problema fu ben individuato da Massimo Scaligero che nel suo saggio Perché una associazione spirituale viva scriveva:

“L’associazione spirituale si inizia per lo Spirito e, a un dato momento, prevalendo in essa gli organizzatori, diviene inavvertitamente condizione allo Spirito. O si è in essa o non si è nello Spirito, come se lo Spirito fosse luogo, accademia, situazione esteriore. E l’ideale di coloro che identificano lo Spirito con un fare spirituale, come se vi fosse un fare che potesse essere vero fuori dallo Spirito”.

“Un’associazione spirituale non può che essere accordo di anime secondo l’esigenza della libertà attuata come momento vivente del pensiero. Ma anche in tal caso l’accordo non è qualcosa di già fatto, bens? da farsi. L’aspirazione alla libertà è un evento che va attuandosi: non è un fatto, o una cosa che si abbia una volta per tutte: è la creazione sempre nuova, perché ogni volta rivelante il suo segreto.”


Qual'è dunque il pericolo di questa sfida? Quello che si ricada nell’’anima di gruppo’, in una nuova forma associativa che divenga un format rispetto al quale si debba rinunciare alla propria indipendenza interiore per realizzare volta per volta l’accordo esteriore. Quello per cui lo statuto, il manifesto, la forma organizzativa esteriore, insomma, divengano il presupposto dell’azione spirituale, dimenticando che lo Spirito – come legame invisibile che collega individualmente tutti coloro che sono giunti ad associarsi – ne e’ l’unico presupposto.

E’ vero, il manifesto di Coscienzeinrete parte da istanze quanto più elevate e coraggiose possibili; vi si può ravvisare l’idea della triarticolazione sociale, il riconoscimento della struttura spirituale tripartita dell’uomo e dell’universo, la centralità della fantasia morale.

Tuttavia anche questi straordinari ideali non sono ancora Spirito sino a che non verranno realizzati in primo luogo a livello di reale esperienza interiore dai singoli partecipanti.

Scriveva ancora Massimo Scaligero:

“Il male è l’idea che non si attua, il bene l’idea che si attua. Il male è l’idea che si finge attuata: il fatto che si scambia per l’idea e il modo di pensare ed operare di cui tale scambio ha bisogno: l’attivismo, che sostituisce l’attività del pensiero.”

Nell’impegnarci allora in questa sfida con tutto l’entusiasmo e la partecipazione che merita, teniamo per? sempre presente davanti alle nostre anime che non vi pu? essere una comunanza nello Spirito se questo non verrà consapevolmente sperimentato in libertà da parte delle persone che di questa impresa sono il motore ed il senso.

Grazie a tutti e buon lavoro.
 

 

Commenti (3)
  • Stefano Rofena  - Lo spirito che si organizza
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    Ciao Piero!
    ti dico che letto da Roma sei sempre er mejo!

    Che intendi quando scrivi "non vi può essere una comunanza nello Spirito se questo non verrà consapevolmente sperimentato in libertà da parte delle persone che di questa impresa sono il motore"?

    Per quanto riguarda la pur necessaria organizzazione di una associazione, credo sia l'estremo di un movimento pendolare che dallo spirito si cala nella "materia" dei gruppi di persone che vogliono essere operativi e poi (qualora da organizzazione si sclerotizzi in burocrazia) ritorna a pendere verso lo spirito libero delle idee ispiratrici.

    Abbiamo tutti visto che casino ci fu due anni fa quando ogni partecipante voleva commentare e modicficare ogni capoverso dell'allora nascente manifesto di Coscienzeinrete... una babele di idee diverse, mille esperienze tutte con la loro particolarità importante che si sovrapponevano nel susseguirsi degli interventi...
    Era una bella manifestazione delle singole anime che comunicavano la loro angolare visione di una regione dello spirito. Ma un gran casino!

    Era il momento di dare delle regole.
    Fausto se ne è reso ben conto e stavolta al convegno è filata molto più liscia.

    L'arte, secondo me, sta nel dosare capacità direttiva e apertura partecipativa. Come un pendolo che non si ferma né in un estremo né nell'altro.

    Aspetto i tuoi frizzanti commenti e anche che mi spieghi meglio come faccio a "sperimentare liberamente e consapevolmente lo spirito "... che è un bel po' che ci provo ;)

    Un grosso abbraccio! Stefano

  • PIERO CAMMERINESI
    avatar

    Caro Stefano,
    perdona il ritardo con cui ti rispondo ma sono stato fuori citta' fino a ieri...

    Con la mia affermazione secondo cui non vi può
    essere una comunanza nello Spirito se questo non verrà consapevolmente sperimentato in libertà da parte delle persone che si propongono di essere il motore della associazione spirituale cui intendono dar vita, mi propongo di ricordare una verita' spirituale che dobbiamo tenere ben a mente.
    Intendo dire che A MONTE della nascita di una tale associazione le persone che intorno ad essa si raccolgono sono gia' legate da un filo invisibile.
    Un filo di destino, di appuntamenti presi, di condivisione di una certa missione.
    Ma questo e' solo la prima parte del progetto.

    Quelle persone, poi, in gran parte hanno evidentemente dimenticato le reali e profonde istanze che, nella vita tra morte e nuova nascita, le hanno condotte a quegli incontri ed al comune proposito che li unisce.
    Si ritrovano insieme, vivendo un - piu' o meno inconsapevole - anelito a stringersi intorno a certi ideali ed a certe scelte da intraprendere sul piano esteriore.
    A quel punto dovrebbe iniziare la parte piu' autentica della missione, quella di portare sul piano esteriore la conoscenza del proprio destino vissuto e sperimentato liberamente nella propria esistenza terrestre.
    Come scrive Massimo: "Un’associazione spirituale non può che essere accordo di anime secondo l’esigenza della libertà attuata come momento vivente del pensiero".
    Tuttavia, nella maggior parte dei casi, quello della costituzione esteriore della associazione, o movimento, o societa', e' invece il momento
    in cui la realta' associativa prende il sopravvento; invece di fondare una associazione esteriore sullo Spirito essa diventa inesorabilmente condizione allo Spirito. "O si è in essa o non si è nello Spirito, come se lo Spirito fosse luogo, accademia, situazione esteriore".
    Allora, come dici tu, ben vengano le regole, la disciplina, gli statuti, ma non dimentichiamo che se la nostra associazione vuole progredire, raggiungere i propri risultati, i propri obiettivi, lo potra' fare in tanto in quanto i singoli membri vi faranno fluire all'interno la propria libera evoluzione spirituale.
    Una associazione dal punto di vista spirituale non puo' non essere la somma delle persone
    che ne fanno parte.
    Se il livello di una collettivita' umana - come
    tristemente notiamo guardandoci intorno - e' dato dal livello morale dei singoli, questo e' ancora piu' vero per una associazione che voglia operare in nome dello Spirito.
    In essa non basta la crescita morale ma e' necessaria l'ESPERIENZA CONSAPEVOLE DELLO SPIRITO, che evidentemente passa attraverso la disciplina del pensiero.
    Questa e' la Via dei Nuovi Tempi e questa e' la nostra unica arma per affrontare gli enigmi della
    vita e per mantenere saldo in nostro giudizio edil nostro cuore nei momenti piu' difficili.
    Spero di aver risposto alle tue domande.

    Un abbraccio

    Piero

  • Stefano Rofena
    avatar

    Ciao Piero, grazie della risposta!
    Seguo sempre con interesse i tuoi articoli.
    Sulla via del pensiero, spero tu riesca a trovare il tempo per seguire la proposta che sto portando avanti per l'istituzione del Reddito di
    Cittadinanza (con relativa Fiscalità monetaria che lo permette).
    Il 27 terrò la prima conferenza estesa sul tema, intanto mando articoli spero chiari.

    Infatti oggi il dramma è che il lavoro non serve più.
    Questa situazione sarebbe la benedizione di un'umanità che si gode i frutti di tanto lavoro pregresso e dell'ingegno volto a risolvere le necessità fisiologiche.
    Invece... siccome i soldi si accumulano conseguatemente alla paura di tornare poveri, neanche i ricchi sono felici e spensierati.
    E' un incubo collettivo dove gli impiegati sono i moderni schiavi, alla faccia della constatazione (Steiner) che il lavoro non ha valore (non essendo
    merce)...

    Spero non solo di riuscire a chiarire il pensiero a chi non ha avuto modo di considerare i temi di economia steineriani, ma soprattutto di avanzare
    le proposte nate (www.bellia.com) da ciò che questi hanno ispirato come avanzamento (che Steiner auspicava tanto)!

    Un fraterno abbraccio
    Stefano

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