La Fiscalità Monetaria e le conchiglie dalla nuova economia solidale

Per spiegare come funziona questo sistema fiscale racconto una storia.

Era una notte buia e tempestosa in alto mare. Onde alte come un palazzo schiaffeggiavano la barca  da ore. Infine il peggio: il freddo dell’acqua nera e un vento pieno di spruzzi che non faceva respirare. Nessun pensiero se non un disperato aggrapparsi alla vita tenne accesa una scintilla di forza nei naufraghi. Dopo ore infinite di fredda paura disorientata, al far dell’alba il mare si placa. Nel celeste sopra la riga infinita si vede una terra!

Per quattro disperati bagnati e stremati toccare la spiaggia è una grazia senza eguali; un momento bellissimo; come rinascere.
Scoprono di essere su un’isola deserta ma bellissima. Tempo dopo iniziano tra loro degli scambi di lavoro, frutta raccolta, pesce pescato piccole coltivazioni, costruzione di ripari e altre cose. Quando gli scambi aumentano in quantità e varietà, i nostri quattro pensano di iniziare ad usare il denaro, cioè qualcosa che rappresenti il valore delle merci e dei servizi, qualcosa che si trasporti, conservi e divida comodamente; potrebbero essere conchiglie raccolte e numerate, fogli di carta stampati o altro.
Primo problema: come si dividono i soldi all’inizio? Chi fa materialmente i soldi (p.es. la Zecca dello Stato) a chi li da? Se li desse chi possiede le merci, gli altri come potrebbero comprarle? E se li desse agli altri, questi si ritroverebbero il potere d’acquisto senza possedere nulla come corrispettivo reale ai soldi posseduti.

Ci pensarono su tutto il giorno e la notte. Al mattino furono d’accordo: “I soldi si dividono in parti uguali. Questo corrisponde al fatto che siamo arrivati qui tutti con gli stessi diritti; diritto a condividere le risorse di natura che abbiamo trovato.”

Decidono di scegliere 480 Conchiglie e se le dividono: 120 per ognuno. Stabiliscono che un vitalizio congruo (cioè la somma che occorre per pagare beni e servizi per vivere decorosamente) sia di 1 Conchiglia al mese. Le tasse si stabiliscono in misura da ricostituire periodicamente la somma distribuita come vitalizio. E’ sufficiente che ognuno paghi a un amministratore della comunità ogni fine anno il 10% del denaro posseduto.
Durante l’anno avvengono gli scambi commerciali e chi avrà lavorato di più o meglio avrà incassato più denaro; altri avranno speso di più restando con meno Conchiglie. Alla fine dell’anno per? il totale della massa monetaria, a prescindere da chi la detenga, sarà sempre di 480 Conchiglie e l’introito fiscale sempre di 48 Conchiglie che verranno ridistribuite 12 ciascuno. Anche se alla fine qualcuno dovesse restare senza Soldi, all’inizio del nuovo anno riceverà di nuovo la somma che gli consentirà di vivere per l’anno a venire.

Chiaro che non tutti possano fermarsi con l’attività produttiva e limitarsi a spendere il loro reddito di cittadinanza; Qualcuno dovrà produrre quei beni e servizi necessari per il consumo suo e degli altri. In una società amorevole è sufficiente il lavoro di pochi per il sostentamento di molti. Figuriamoci se si avesse una tecnologia evoluta. Inoltre le opere di ingegno realizzate offrono i loro frutti per molti anni a venire.

Tra i quattro nell’isola c’era uno scettico. “Cosa succederebbe se tutti ci fermiamo a godere dei frutti del lavoro passato e nessuno vuole lavorare alla manutenzione o al miglioramento delle risorse?” Chiese con un pizzico di polemica. “Arrivati al fondo del barile il denaro non potrebbe comprare nulla e ognuno sarebbe costretto a procurarsi di che vivere. Ammesso che si sia cos? stupidi da arrivare a questo, saremmo da capo come quando siamo arrivati qui. Scopriresti che lavorare ognuno il proprio orto è più faticoso che specializzarsi e dividere il lavoro.” Gli rispose un compagno. “Quello che porta sviluppo è semplice: chi si dedica e si concentra in modo adeguato a un’attività, col tempo impara a svolgerla in modo più efficace. L’esercizio migliora l’abilità, lo studio aumenta la conoscenza. Cioè: si fa meglio con meno fatica. Noi siamo quattro cittadini di una società nuova e abbiamo visto che socializzare, cioè lavorare al 25 per cento per se e al 75% per gli altri tre, è meno oneroso che lavorare ognuno al 100% per se stessi. I tre quarti del prodotto in esubero di ciascuno lo abbiamo venduto per avere il un quarto dei prodotti degli altri tre compagni. Alla fine abbiamo ottenuto prodotti migliori per tutti e più tempo libero per ognuno. La vera economia moderna è rinata.”

Un altro aggiunse: “Sono d’accordo.” E rivolgendosi al primo: “Questo fatto ha il suo punto di equilibrio oltrepassato il quale la persona peggiora. Ricordi l’operaio meccanizzato dei primi del 900 nel film “Tempi moderni” di Chaplin? Si esauriva nella assurda pretesa di dover essere abilissimo a fare un’operazione particolarissima (solo stringere in continuazione due bulloni).”

L’ultimo naufrago intervenne infine: “I bambini, gli ammalati, gli invalidi, consumano prodotti e servizi senza dare nulla – di materiale - in cambio. Quale società amorevole non vorrebbe assisterli? Artisti, poeti, ricercatori, filosofi, producono beni intangibili; non per il corpo ma per l’anima e lo spirito. Quale società evoluta rifiuterebbe di pagarli per questi “prodotti”?

Considerazione e compassione per se stessi e gli altri sono qualità che portano progresso più che la brama di autoaffermazione.

“Ad ognuno secondo necessità, da ognuno secondo capacità” è un precetto sano se si fonda su un sano pensare, un’amorevole compassione e una buona volontà. Altrimenti è un ipocrita velina all’effettivo egoismo.

 

 

 

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